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Vendita dei propri dati personali: una statistica

Tutto ha un prezzo. O quasi. Da una statistica recentemente svolta circa la propensione a condividere i propri dati personali ne viene fuori un interessante quadro circa l’apertura delle persone a cedere tali dati. Dietro ricompensa.

La domanda è stata fatta dall’istituto di ricerca internazionale Gfk (Growth from Knowledge)

e le risposte emerse sono risultate molto singolari. In generale non c’è affatto una preclusione nel condividere, volontariamente, i propri dati personali, basta che si venga ricompensati. Per il 38% dei cinesi, per esempio, condividere le informazioni più preziose su se stessi non è una pratica così disdicevole. Sono in cima alla classifica. In seconda posizione i messicani e poi i russi. In quarta posizione ci sono gli italiani: il 28% è disposto alla condivisione dei dati personali in cambio di qualcosa come ricariche telefoniche o giga gratis.

Tra i Paesi occidentali siamo i primi in classifica e questo significa che non è vero che teniamo così tanto ai nostri dati personali: probabilmente li riteniamo importanti ma siamo disposti a rinunciare alla nostra privacy più di quanto non siano disposti a fare altri Paesi. A che cosa serve cedere i propri dati? A ricerche di marketing che anticipano il lancio di nuovi prodotti, oppure per ricevere offerte commerciali personalizzate, oppure per conoscere lo stile di vita di una persona che fa parte di un determinato cluster di consumatori. Le applicazioni sono infinite, ma servono informazioni precise date spontaneamente.

 

Siamo più disponibili anche dei brasiliani e degli americani: il 25% degli abitanti degli Stati Uniti è disposto a cedere alle lusinghe di una ricompensa. I più attenti alla propria privacy sono i giapponesi: dai dati dello studio di Gfk solo l’8% è disponibile alla condivisione dei dati personali. Ma anche i tedeschi sono molto riservati: solo il 12% è pronto a cedere informazioni.

In un momento storico in cui il dato personale è diventato il nuovo “oro nero”, ci sarebbe da chiedere quanto può costarci questa nostra facilità alla cessione di dati e informazioni che ci riguardano.